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Maria
Teresa Pagan
Dopo
il diploma di Liceo Classico, si è laureata in lettere moderne
ed attualmente insegna letteratura italiana.
Lo studio della storia dell'arte ha ampliato le sue conoscenze umanistiche
ed ha innescato la volontà di applicarsi in modo attivo alla pittura.
Nelle sue opere traspare il desiderio di dare forza espressiva alle immagini,
spesso scavalcando la forma o filtrandola fino a lasciarne soltanto una
sbiadita allusione.
I soggetti sono prevalentemente paesaggistici: a volte è protagonista
lo scorcio di una metropoli inondata dai toni aranciati di un tramonto
o immersa nella luce livida delle sere d'inverno; altre volte case e grattacieli
si accavallano in una festa di rossi, di grigi e di azzurri squillanti,
altre ancora l'abitato sembra emergere a fatica tra i colori bruniti e
riarsi del deserto. Frequente è anche lo studio di spazi aperti
e non ancora colonizzati dall'uomo: fronde annerite dalla forza impietosa
della fiamma , piante contorte e minacciose o, al contrario, alberi d'oro
e di rame, preziosi come gioielli.
Opposizioni che danno vita a soluzioni pittoriche volutamente differenziate
tese a cogliere la cangiante e infinita varietà del reale.
Sempre mantenendo una forte connotazione personale, spazia dall'informale
al figurativo. Quest'ultimo è rivisitato con tecniche miste sempre
orientate alla matericità e con l'impiego di materiali che vanno
dal cemento alla resina, alla foglia oro, ai metalli vari.
L'artista dipinge su vari materiali, come tavole di legno, MDF e tela.
...dicono di lei
...La
vera voce della natura.....(..) è per Maria Teresa Pagan fonte
d'ispirazione ...e nutre la sua "tavolozza" di un finissimo
lirismo...E' anche presente nei suoi lavori una energia che genera l'orbita
Surrealista nella dimensione spazio-tempo per la prospettiva tutta predisposta
in verticale; soprattutto il modo- molto personale- di applicare la pittura,
con raffinate velature, pregiatissimi tocchi, densi impasti.
...Le coordinate, per una lettura organica del suo stile, si denotano
per la forza interna del colore, laddove "l'espressione" accentua
le stesura magmatiche e pietrificate, quasi a voler segnare drammaticamente
una condizione di smarrimento e di solitudine, a volte indispensabile
condizione che favorisce l'autentica creatività. Quanto rilevato,
possiamo meglio avvertirlo attraverso le inquietanti geometrie delle "metropoli"
che accentuano il disagio e il dramma esistenziale; questi dipinti sono
contrapposti ai paesaggi per un messaggio che indica scelte di vita in
pieno equilibrio con una natura di cui abbiamo perso il senso.
Pagan anche nutre le sue opere di poesia, d'atmosfera, di risonanze profonde
nel silenzio e nella spogliazione dei paesaggi per una resa evanescente
della memoria: di luoghi attinti dal sogno che si materializzano direttamente
sulla tela bianca con stesure di colore luminoso, per dare corpo dentro
un'architettura mondrianea a vere e proprie finestre che consentono sguardi
verso l'infinito.
I piani prospettici grigio-azzurri esaltano le variazioni ottiche ottenute
con un colore-luce argentea per il mezzo dei contrasti e toni caldi: i
bruni e le ocre e le terre.
Pagan usa il bianco, simbolo di candore; il nero dello spazio inquietante,
del vuoto, per trascrivere tutti gli umori della natura, percepiti per
il sentimento che aderisce alla sua sensibilità, alla soggettività.
Un processo da cui si liberano echi che rimandano alla storia del Novecento
emiliano: Morandi. Mattioli in particolare aggiunge sostanza....
Dalla
presentazione curata da Dino del Vecchio
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